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PIZZO COCA

  • Difficoltà: EE/EF
  • Tempo: Passo Coca: ore 2.10 dal rifugio  –  Pizzo Coca: ore 3.20 dal rifugio

Dal lago di Coca,seguendo la segnaletica scritta su di un masso per la bocchetta del Camoscio, si incomincia a risalire il breve ghiaioncello, che conduce davanti ad una spalla rocciosa, che va superata usando le mani e cercando il passaggio migliore; una volta superata detta spalla, ci si incammina sul sentiero ben segnato, che inizia a risalire il costone erboso diretto alla già evidente bocchetta del Polledrino (con la colonnina del telesoccorso).  Dopo circa 1.30h dal laghetto, si raggiunge la colorata colonnina del soccorso alpino, nei pressi della bocchetta del Polledrino, a circa 2670m, da cui si può scorgere il rif. Coca.  Ora, in vista della larga bocchetta del Camoscio,si procede nell’ ampia e spesso innevata conca, che si risale completamente, fino a pervenire alla bocchetta, 2719m.  Da qui, si dipartono due sentieri: uno scende il canale di Valmorta fino al lago omonimo e al rif. Curò, l’ altro continua, segnato con bolli rossi, verso la cuspide del pizzo Coca.  Si attacca subito il canalino roccioso(I grado dipende dal periodo) e dopo averlo superato, si giunge fino ad un breve pendio di sfasciumi, da cui, ancora una volta si dipartono due sentieri; nonostante entrambi portino in vetta, per gli escursionisti meno esperti, è consigliabile imboccare il largo canale di sinistra(per chi sale), che più facilmente continua lungo la cresta sud-est(passaggio, delicato con neve, su una specie di paretina a placche di I°+ nei pressi di un altro canale innevato proveniente dalla Valmorta), ben segnato fino in vetta(pizzo di Coca, mt 3050; croce in ferro e libro di vetta).  Dopo l’uscita del primo canalino sopra la bocchetta è possibile, invece che prendere il largo canale di sinistra, tenersi a destra e traversare seguendo alcuni bolli, trovandosi così ai piedi di un camino verticale. Risalitolo (II grado-attenzione alla roccia mobile in uscita), ci si ricongiunge al sentiero canonico (Variante indicata su un sasso come “difficile”).

PIZZO POROLA

  • Difficoltà: EE/EF (ad inizio stagione e fino a Luglio/Agosto necessari i ramponi)
  • Tempo: ore 3.30 dal rifugio

Fino alla rampa finale sotto il passo di Coca seguire l’itinerario relativo; a circa 80 metri dal passo prendere a sinistra un evidente canale di rocce rotte e sfasciumi da risalire interamente fino alla sua sommità, superando facili passaggi su rocce (I/I+ grado max-attenzione solo ai molti sassi mobili).
Fuori dal canalino si è sulla cresta del Porola, da seguire con percorso facile ma aereo per un buon tratto (direzione Ovest), sino a superare una placca liscia spiovente verso Nord, tramite una facile stretta cengia orizzontale; oltre questo passaggio si è al colle alla base della spalla finale. Seguendo le tracce di sentiero e gli omini si taglia a destra per poi risalire una canaletto sfasciumato e ripido ma camminabile, interamente (omini segnalatori, attenzione a non spostarsi troppo a destra), fino a raggiungere una strettissima forcella appena a monte della bocchetta Settentrionale di Porola (che separa il Porola da Cima Lupo). Prendere a sinistra per tracce e omini e con attenzione risalire l’ultimo pendio di rocce/ghiaie/neve (attenzione, possono esser necessari i ramponi fino a metà estate a seconda dell’innevamento) che porta alla crestina finale e alla vetta stretta e molto panoramica.

DENTE DI COCA

  • Difficoltà: PD (Alpinistica); necessari casco, imbrago e corda da almeno 50 metri
  • Tempo: ore 3.40 dal rifugio

Dal passo di Coca,con bella vista sul bacino del Lupo, si attaccano le roccette di cresta a destra, per tracce, e si risalgono con facile arrampicata; dopo poco, la cresta si spiana abbastanza, permettendo di guadagnare quota con percorso più agevole, e portando in breve sotto Punta Isabella. Tralasciandone la salita si seguono le tracce leggere che traversano gli sfasciumi del versante Ovest di detta spalla prima in piano, poi, in leggera risalita, si riprende la cresta, più esposta, oramai quasi sotto l’arcigno e cupo torrione del Dente. Proseguendo per cresta piana e facile (attenzione solo all’esposizione costante e non indifferente) si toccano alcuni denti rocciosi, che si superano agevolmente, pur con qualche attenzione, sul versante di Coca (Arigna è quasi impraticabile). In breve si toccano le prime roccette dello spigolo NO, che si innalza ripido verso la vetta. Occorre scorgere un bollo con omino che indica di traversare a destra per tracce evidenti, fino a raggiungere la base del canale-rampa da risalire. La via migliore, tra il marciume e i massi, sarebbe in teoria segnalata con bolli sbiaditi e difficilmente visibili; per questo occorre particolare attenzione. Comunque in breve si risalga detto canale (II grado continuo, globalmente) tenendosi dapprima piuttosto a destra, dappoi, quando esso si restringe ormai presso l’uscita (evidente), spostandosi tutto a sinistra, vincendo un ultimo passaggino più ripido ed esposto su rocce solide (occhio che qualcosa si muove comunque!) ma discretamente appigliate (II°+, esposto; lungo la risalita si incontrano 4 soste chiodo+cordino ad oggi (2008) in ottimo stato e affidabili, decisamente consigliabili per le doppie in discesa). Si è alla cengia sommitale che cinge il macigno della vetta; seguendola verso destra ci si porta sul filo della cresta finale, assai esposta, che in breve ci consegna alla vetta, estremamente aerea e “scomoda” (2924-croce rovinata). La piccola crocetta di vetta, assai vetusta, ricorda i due fratelli Maffina, caduti sulla Nord del pizzo Coca, ed una targa è posta a memoria di Erminio Titta e Luciano Moraschini, periti scendendo dal Dente nel Maggio 1990. La discesa si effettua per la medesima via, utilizzando le soste per le calate da circa 25metri ciascuna. L’ultimo tratto sopra l’attacco va fatto disarrampicando su roccia che richiede attenzione.

LAGHETTO E PASSO DI COCA

  • Difficoltà: E

Dal Rifugio Coca, risalire la diagonale segnata verso il laghetto di Coca; dal lago si dipartono i tre sentieri: uno (sinistra) per il rif. Brunone attraverso il passo del Simal (sentiero delle Orobie), uno verso il p.so di Coca e uno (destra) verso la bocchetta del Camoscio ed il pizzo Coca. Si seguono i segnavia, a tratti sbiaditi, che portano a costeggiare il laghetto sulla destra e poi guidano ad attraversare l’ampio pianoro della Conca dei Giganti, disseminato di grossi massi erratici. Il sentiero, poco visibile e distinguibile, porta nei pressi di un masso con lapide cementata, poi punta deciso all’inizio del ghiaione discendente dal passo del Coca. Giunti al piede del canale, il sentiero e i segnavia si perdono per un tratto causa frane continue; seguendo un nevaio sempre presente si risale per sfasciumi o neve fino a incocciare di nuovo nei segnavia CAI, d’ ora in poi ben evidenti. Risalito tutto il ghiaione faticoso si giunge in alto,a meno di cento metri sotto il passo. Qua il ghiaione cessa e si restringe a guisa di canalino; risalendo le rocce rotte a destra (segnavia) si tocca il Passo (2694).

OL SIMAL

  • Tempo: ore 2.30 dal rifugio

Dal laghetto prendere il sentiero di sinistra per il rifugio Brunone (Sent. delle Orobie) che con qualche tornante porta ad una bella conca erbosa, sotto l’imponente parete Est del pizzo Redorta. Poi con direzione Sud, dopo aver scavalcato la crestina discendente da Cima Avert, conduce all’inizio del tratto attrezzato con catene. Seguendo dette catene, i segnavia e le tracce evidenti, si arriva con alcuni saliscendi alla base di un canale di ghiaia e roccette; risalitolo si è al Forcellino di Val Foga, con bella vista sul dirimpettaio passo del Simal che andiamo a raggiungere.Salendo per roccette a destra è possibile toccare in breve la vetta di Cima Avert, con bellissima vista sui Giganti che circondano il lago di Coca. Dal Forcellino scendere tramite un canalino franoso fino alla testata della Val Foga, che si attraversa per gande e nevaie perenni con un semicerchio (segnavia e tracce) andando ad infilare un canale tutto rotto (catene sulla sponda destra) e assai faticoso. Al termine di quest’ultimo ostacolo si è al Passo del Simal, bellissimo balcone panoramico.

LAGO D’AVERT

  • Tempo: ore 3.00 dal rifugio

Dal Rifugio salire pochi metri fino ad un cartello segnaletico CAI; da questo lasciare il tracciato principale che porta al lago di Coca in favore del sentiero delle Orobie per il rifugio Brunone (‘variante Bassa’) segnalato dal n° 330 CAI. Tale tracciato si svolge sull’assolato versante Sud del Redorta e nelle belle giornate risulta assai panoramico, pure se in minor misura rispetto al tracciato Alto ‘ufficiale’ che passa per Ol Simal; Con numerosi saliscendi ed un ultimo tratto in piano, si giunge in Val di Foga, nei pressi di un manufatto di gronda Enel che ricorda una pittoresca torretta Medievale.
Da qua, presso un cartello CAI, si abbandona il sentiero principale che va al Brunone, prendendo la traccia segnalata a bolli bianchi che stacca a destra e risale con ampi tornanti la parte mediana della Val di Foga; poi, giunta in alto, quasi al limite dei ghiaioni, taglia decisamente a sinistra con un ultima diagonale e con un ultima serie di strette serpentine porta alla piccola conca, in un ambiente quasi surreale e bellissimo, dove occhieggia lo specchio del lago di Avert. Nelle purtroppo rare giornate senza nebbie, la vista è notevole e questa piccola conca uno dei luoghi più belli delle intere Alpi Orobie.

CIMA DI CARONNO

  • Difficoltà: F+ (passi fino al II grado, 40° su neve). Necessari ramponi e casco, piccozza consigliabile.
  • Tempo: ore 4.15 dal rifugio

Cima di Caronno mt. 2.945 – Parete E, via Baroni (1881)
Dal passo di Coca scendere sul ghiacciaio del Lupo e dopo essersi abbassati un po’, iniziare un lungo mezza costa che a semicerchio sovrasta il plateau centrale della vedretta puntando al più massiccio – centrale – dei tre speroni che discendono dalla cresta della vetta e formano l’ampia rocciosa parete Est. Giunti sotto l’alto salto basale che forma lo zoccolo (la salita diretta per quest’ultimo è sconsigliabile perché esposta e non sempre facile), procedere ancora un poco verso il bivacco Corti, poi piegare a sinistra risalendo la conoide del canalone Orientale (pendenza sui 35°-40°), formato dalla convergenza dello sperone Baroni e da quello più affilato e Settentrionale, anonimo. Tenendo la sinistra, appena possibile lasciare la neve attaccando la fascia di placche (passaggio delicato) moderatamente inclinate oltre le quali si è all’ampia e detritica cengia di attacco. Prestare molta attenzione, soprattutto nei periodi di disgelo, alla crepaccia che sta tra le rocce e ciò che resta del bordo della vedretta; a inizio stagione può essere conveniente percorrere un tratto del canalone sopra la conide, avendo cura comunque di passare alla roccia appena risulti agevole.
Dal cengione si va per le rocce dello sperone, friabili e a tratti accatastate ma di facile risalita (I-II grado) e con percorso assai libero vista l’ampiezza dello sperone stesso; così si procede, curando di non discostarsi mai troppo dal filo dello sperone, fino alla parte superiore, ove questo si restringe e si affila di più, rimananendo comunque di facile salita e in breve si rocca il vertice presso una sorta di colletto (è ben visibile la vetta in alto a destra).
Si supera tramite una cengietta un primo saltello, poi si traversa a destra – puntando al soprastante intaglio sulla cresta sommitale – vincendo con un simpatico passaggio una liscia e chiara piodessa inclinata, grazie ad una fessura orizzontale per i piedi (è possibile aggirare stando piu bassi e poi salendo per un canale facile di rocce friabili). Si tocca il filo della cresta che proviene dal piz Porola e da cima Lupo, tramite la quale si raggiunge la vicina sommità (2945 m), sia direttamente per l’affilato e un po’ esposto crinale sia lungo una comoda cengia sul versante Est (Lupo). Il panorama, nelle belle giornate,è notevole in particolare sulla vicina punta di Scais, che da qua offre il suo versante più severo e selvaggio.
Questo è l’itinerario più diretto possibile per salire la bella cima di Caronno partendo dal rifugio Coca; il percorso, così come descritto, è di stampo ‘alpinistico’ seppur non difficile (max II grado) e il tratto più impegnativo può essere – a seconda della stagione – trovare il punto migliore per passare dal ghiacciaio alle rocce.

Passa a trovarci, tutta la nostra famiglia ti accoglierà al Rifugio Merelli al Coca!